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Fashion Installations

Hyperlink (Ad)Dress - The Assassin Bride by Gabriella Parisi to Games Week and Finissage Assassin's Creed Art (R)Evolution, Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

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L’abito da sposa d’alta moda e installazione d’arte, Hyperlink (An)Dress dell’artista Gabriella Parisi, ha varcato la soglia del prestigioso Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano in occasione del Finissage della Mostra Assassin’s Creed Art (R)Evolution. L’installazione Hyperlink (An)Dress è stata esposta in anteprima al Games Week 2012, dove ha stupito e affascinato il pubblico. 




“L’installazione Hyperlink (An)Dress, che ho esposto al Games Week e che da lì ha preso “vita”, indossato dalla giovane modella e attrice Enea Ahmedhodžić in occasione del Finissage della Mostra Assassin’s Creed Art (R)Evolution, è un’installazione ispirata al personaggio dell’assassina Aveline de Grandpré, protagonista di Assassin’s Creed III: Liberation. Mi ha colpito questo personaggio perchè, oltre ad essere la prima donna protagonista della serie Assassin’s Creed, è un personaggio dotato di una grande forza di carattere e portatore di valori positivi come la lotta contro la schiavitù per la conquista della libertà. Ho ideato questa installazione che rappresenta un abito da sposa e che in un primo momento doveva rappresentare una ricerca che doveva incrociare e importare, nell’inusuale mondo dell’alta moda sposa, i caratteri peculiari e stilistici di Aveline de Grandpré di Assassin’s Creed III: Liberation. Proprio questa operazione di calare questo personaggio nella realtà contingente, mi ha permesso invece di spaziare su più livelli di forma e significato.


Da un lato c’è questo cross over tra il costume design, l’alta moda sposa e il cosplay, infatti, per rendere omaggio all’assassina Aveline ho ricostruito e inserito le armi tipiche presenti in Assassin’s Creed III: Liberation, però interpretate con un’attenzione scenografica al contesto nuziale, dall’altro lato c’è la game art e l’interazione con una densità che è propria del mondo dell’arte.

Infatti, ho inserito dei codici QR sull’opera, cercando di creare un ponte narrativo tra me, l’opera e lo spettatore, e stimolare così un’interazione che accendi un possibile il dialogo e spunti di riflessione. Creando quest’opera mi è piaciuta l’idea che fossero presenti e convivessero più “livelli” di fruizione dell’opera, infatti è lo spettatore stesso che può decidere se accedere o meno ai contenuti allocati online dell’opera attraverso uno smartphone dotato di un’App che legge tali dati o se limitarsi alla fruizione dell’opera live.

Io stessa, nell’atto creativo, più che “dominare” l’opera e assegnargli un significato univoco, ho cercato di lasciarmi guidare da una prassi creativa che lasciasse ampio margine di spazio all’aspetto ludico e aperto dei significati.

Il titolo stesso dell’opera Hyperlink (An)Dress racchiude in sé un’ambivalenza di significato che tradotto dall’inglese significa “Indirizzo di Collegamento Ipertesto” che rinvia al mondo virtuale, ma nel caso particolare dell’opera ho voluto giocare sul doppio significato anche di “Vestito di Collegamento Ipertesto” contenuto nella parola in inglese (An)Dress. Già il gioco di parole del titolo dell’opera che gli ho assegnato, mi ha permesso di collocarmi nella posizione di artefice e spettatrice dell’opera, infatti, metaforicamente, ho indossato i panni di Alice nel Paese delle Meraviglie e mi sono lasciata guidare, invece che dal Coniglio Bianco, dal Vestito Bianco che, come un portale, mi ha condotta alla scoperta di più significati da assegnare all’opera e a un diverso modo di interpretare l’identità.

Oltre alle doti caratteriali, la figura della protagonista Aveline mi ha affascinata perchè, secondo il mio parere, rappresenta l’archetipo della donna emancipata che combatte per una società migliore in cui il valore della libertà è fondamentale. Un personaggio positivo e carismatico sotto molti punti di vista, anche nel fisico, lontano dal modello stereotipato femminile che i media ci rimandano, lontano dai modelli di donne come la velina e la modella che le teenager inseguono oggi attraverso la pubblicità e la televisione.

Il personaggio dell’assassina Aveline sembra proporre un ideale di femminilità, che da un lato si dissocia dalla tendenza della iperidealizzazione fisica che ne fa la moda e la pubblicità, e che la rende un modello del tutto nuovo nel panorama videoludico poichè dotata di caratteri femminili e mascolini insieme. Se prima erano le dive hollywoodiane a dettare i diktat di stile e bellezza, secondo il mio parere siamo nel frangente storico per ribaltare questo punto di vista in modo da guardare sempre di più alle protagoniste dei videogames come modelli di riferimento.

L’installazione Hyperlink (An)Dress, oltre che un’interpretazione sulla protagonista Aveline de Grandpré di Assassin’s Creed III: Liberation, è una riflessione sul corpo e l’identità: è indicato un pensiero, una pista, attraverso un link generato dai codici QR posti sull’opera, che stimola la riflessione e un auspicabile dialogo online con lo spettatore, che vada al di là dell’esposizione stessa..

Ho trovato soluzione nel pensiero della filosofa Michela Marzano quando mi interrogavo: “Ma la protagonista di un videogioco, per giunta assassina, può elevarsi al rango di modello positivo? Può illuminarci in qualche modo?” La risposta, a dispetto di tutte le previsioni negative, è si perchè, come ci spiega Michela Marzano: “L’essere umano è capace di atti sublimi come di atti di barbarie atroci; c’è dunque un’ambivalenza, che è la stessa delle pulsioni, che si esprimono attraverso il corpo e che rimandano ognuno di noi a questa duplicità e ambivalenza della natura umana dalla quale non si riesce mai ad uscire.Ogni volta infatti che si è cercato di mettere tra parentesi uno dei due aspetti, (l’aspetto della purezza o l’aspetto dell’impuro), in qualche modo si è caduti in un empasse, cioè si è arrivati di fronte ad una difficoltà intrinseca che è quella di assumere la complessità della natura umana.”

Secondo il mio parere, attraverso i corpi virtuali dei personaggi dei videogames, noi sperimentiamo una nuova forma di identità. Scandagliando il personaggio in realtà analizziamo noi stessi: le nostre potenzialità, i nostri limiti, il nostro subconscio e le nostre abilità rivolte alla risoluzione immediata dei problemi. Un videogame ci parla di noi stessi molto più di quanto immaginiamo e siamo di fronte a un nuova arte che per interposta “persona”, attraverso l’avatar del personaggio virtuale, allarga l’orizzonte del nostro sguardo. Per la prima volta ora, a differenza del teatro e del cinema in cui il senso dell’opera era affidato agli interpreti in scena, i primi attori nei videogames siamo noi stessi e quindi svolgiamo un’azione sia “attiva” e sia “contemplativa”. Siamo attori e spettatori nello stesso tempo.

Hyperlink (Ad)Dress è un’installazione, quindi, che indaga il concetto del corpo, inteso come superamento del corpo stesso, nell’attuale società dell’iperimmagine. E l’installazione pone anche un interrogativo: “E se il nostro corpo, dopo aver sperimentato l’immersione nei mondi virtuali attraverso gli avatar, si trasformasse in una “rete comunicativa” con cui dialogare attraverso la tecnologia?” Benvenuta tecno-umanità e se la vita vera è una vita senza corpo, in questa esplorazione tecnologica del pensiero di Platone, si ricomincia dai bit, dalla consapevolezza che il corpo stesso si trasforma sempre più, attraverso la tecnologia e i videogames, in un portale di messaggi “on” e “off” line.” Gabriella Parisi    


                 


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Dancing tête-à-tetris with Motherboard di Gabriella Parisi, installazione d’alta moda ispirata al videogame 8 bit Tetris ed esposta al Games Week di Milano

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Dancing tête-à-tetris with Motherboard è una mia installazione d’alta moda ispirata al mondo videoludico e creata appositamente per il Games Weeek di Milano.

La creazione è un richiamo al videogame Tetris, che è entrato, assieme a una ristretta cerchia di fratelli di gioco, nell’immaginario popolare. Tetris, con i suoi famosi quadretti in cerca dell’incastro perfetto, accoglie lo spettatore sul tetris-carpet durante la mostra Neoludica. Art is a game 2011-1966 degli Eventi Collaterali della Biennale di Venezia.

Dancing tête-à-tetris with Motherboard è una creazione allegorica declinata nella moda, un vestito che richiama l’opulenza dei volumi settecenteschi, un punto di partenza che è la base su cui si ibrida una sinfonia di richiami all’universo videoludico ed elelettronico.

La parte anteriore dell’ampia gonna è lavorata a patchwork con vari riquadri di raso colorato che giocano a comporsi l’uno vicino all’altro come Tetris. La gonna ha un gioco di pieghe che crea un movimento di avvitamento che converge lungo la circonferenza vita.

Il bustino wireframe, in rete di bronzo, crea delle evoluzioni sinuose attorno al busto del manichino, abbracciando la vita e poi aprendosi come dei petali di fiore all’altezza del seno.

Un bustino-scultura che vuole staccarsi dalla tradizione e sconfinare nel mondo quotidiano, eliminando la centenaria costrizione fatta di stecche, lacci e cuciture che costringono e ingabbiano il busto femminile.

Il reggiseno stesso è un circuito attraverso il quale scorre una nuova ventata di energia creativa con una bordura che disegna evoluzioni aeree, creando virtuosismi geometrici a fior di pelle che si incrociano nella forma quadrata, all’altezza del centro seno, come un chip elettronico.

Sulla schiena del manichino è applicata una demoboard ricamata a mano.

Dancing tête-à-tetris with Motherboard è un invito molto speciale a lasciarsi condurre, a passi di danza, tra le note lievi e giocose della creatività videoludica.

Non è forse la moda un gioco d’identità che oltrepassa il reale per costruire un nuovo io virtuale e, non è il gioco stesso una necessità imprescindibile della natura umana, un mettere in campo ed esperimentare sempre nuove forme di realtà e identità?

Informazioni e news su:


 http://www.gabriellaparisi.it/2011/11/dancing-tete-a-tetris-with-motherboard-alta-moda-games-di-gabriella-parisi-al-games-week/

 


Credits:

Games Week (location)

Game:Art:Gallery (stand)

Jessica Quadrelli (model)

Debora Ferrari (Photo)



Gabriella Parisi

Sponsor & Partner Neoludica. Art is a game 2011-1966

Opera video: Over Game

Neoludica. Art is a game 2011- 1966 // 54 International Art Exhibition // Venice Biennale

 

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